martedì 10 giugno 2014

Uno sguardo proteso verso il FUTURO!

Mi sono licenziato.
Beh in realtà ho ceduto le mie quote. Per un compenso simbolico.
Comunque...sono libero.

Da due settimane, e ancora non so cosa scrivere. I post si affastellano nel cervello ed evaporano non appena mi siedo davanti allo schermo del computer.

Ho riconquistato a forza un certo grado di serenità, ora devo farne buon uso, che significa non fare nulla per almeno tre mesi; andare in vacanza a fare il bagnetto, visitare città e paesi (non molto) lontani, giracchiare a fare fotografie.

Ah già. In questo clima ormai torrido e afoso la marcescente capitale mostra, ora che è stata liberata dai suoi impegni, il suo lato migliore.
Fiumi di turisti eterodiretti, macchine imbottigliate e guidatori imbufaliti, perfino lo stress imperante nei volti e nelle parole mi sembra, adesso, sopportabile.

Allora come fare?

N°1 Spendere soldi inutilmente, comprerò un nuovo quadernino da Muji per annotare le idee per i post e pure una nuova penna. Tiè!

N°2 Andare in giro a caso armato di macchina fotografica analogica e t-shirt con frasi celebri. Bullarsi è bene!

N°3 Restare immobili alle 15.45 del pomeriggio. Per ricordarsi sempre.

...e per giunta scrivere almeno un post a settimana...

Non c'era, non c'è e non ci sarà mai fine alle boiate che mi passano per la testa, perchè privarvene?




lunedì 19 maggio 2014

ma dde che stamo a parlà

...ma dde che stamo a parlà...

Questo modo di dire, questo motto, tipicamente romanesco sta a significare che l'argomento oggetto della discussione presenta una spiegazione lapalissiana oppure è già stato superato dagli eventi.

Ad esempio: "...ma quale sudditanza ssicologgica, ià regalato i rolex, ma allora...dde che stamo a parlà...", oppure "...se mò i sordi ai penzionati ma se ssè inculato ottanta miliardi, si milioni, ma che ne sò, comunque dde che stamo a parlà...".

Tutto vero, tutto ascoltato con queste mie orecchie.

Pure, anche se il motivo del contendere nei fatti non esiste ormai più, la discussione va avanti. Continua ininterrotta per ore, tra improperi e argute considerazioni, mai si conclude per protrarsi in un infinita serie di "se", "ma" e "però".

E monta un livore e un'impotenza rara, sale un disgusto, si raggiunge il culmine dello sdegno e poi si scende d'intensità, ci si placa ebbri delle parole appena pronunciate.
"Vabbè vado che sennò me pija a male...poi tanto...dde che stamo a parlà."

Ecco appunto, state zitti. 


mercoledì 5 marzo 2014

...importanti concetti...

Nel dubbio di non averlo mai scritto vorrei ribadire un concetto.
Molte persone devono riempire il vuoto.
Lo riempiono con parole e suoni.

Parlano incessantemente, spesso a se stessi anche di fronte a loro ci sono degli interlocutori.
Non pensare è il movente ultimo di questo comportamento.

Restare immobili dove si è agitando parole senza costrutto, niente a che vedere con la chiacchera rassicurante degli amici.
Si va avanti a parlare per vomitare fuori tutta la frustrazione di cui si è portatori. Invece di tramutarla in intenzione e azione si muove l'aria per rimanere fermi!

A volte fatico a reggere...

A volte sogno di vivere lontano...

Vabbuò basta con le scemenze, è stato un mese complesso e ho cose da raccontare assai più piacevoli!

giovedì 30 gennaio 2014

Il "vintage" secondo me.

Mi affeziono agli oggetti?
Sicuramente no. Probabilmente si.
Il "nuovo che avanza" non mi ha mai convinto, neppure in gioventù e da sempre quella patina di vissuto che avvolge gli utensili che mi circondano li rende più amichevoli e attraenti.
Sono fortunato, questo è il tempo del "vintage" e sono circondato da oggetti usati ancora in buono stato. Basta fare un salto in qualche mercatino e mi ritrovo a spulciare tra vecchie tazzine, giocattoli, antiquate macchine fotografiche, libri e fumetti, tutti sgualciti e usurati ma ancora funzionanti.
Un sistema assai semplice per rimanere in contatto con il passato, con i ricordi belli e brutti, con gli insegnamenti e le parole di chi magari non c'è più.
Senza inutile nostalgia e neppure per magnificare i meravigliosi "tempi andati" ma solo per evitare di rimuovere le esperienze che mi hanno portato fino a qui.

Dunque ecco due fotografie di una padella che mi ha acompagnato in tanti momenti felici.

La prima è stata scattata parecchi anni fa, direi nel 2002 o giù di lì quando vivevo ancora a casa della buonanima di mia madre, si intravede il disegno delle piastrelle verdi della cucina.
Fagioli e salsicce! Un piatto sano e nutriente.

Nella seconda ho documentato il suo ultimo piatto, sempre fagioli e salsicce, che ho cucinato con estrema gioia qualche giorno fa.
Era ormai incrostata e irrimediabilmente rovinata ma la immagino felice mentre portava a compimento la cottura degli ingredienti e il sugo scoppiettava e ribolliva allegro!

Il grasso delle salsicce si scioglieva con delicatezza andando ad insaporire il tutto e la padella al termine si addormentava felice.
Dodici e forse più anni di onorato servizio, ecco quella che io chiamo una "grande carriera"!

martedì 7 gennaio 2014

Perchè si!/2

Vivian Meier è stata una grande fotografa americana; a sua e nostra insaputa. Il suo lavoro, i suoi scatti, ci era completamente sconosciuto fino a quando casualmente i negativi delle sue fotografie sono stati acquistati ad un'asta nel 2007.
Una volta sviluppati e stampati ecco che si è svelata la meraviglia.

E' notizia di qualche tempo fa il rinvenimento in un vecchio magazzino in antartide di alcuni negativi, anche in questo caso ancora da sviluppare, di alcune foto della spedizione di Sir E. Shackleton del 1917.

E che dire della famosa "valigia messicana" di R. Capa!

Ecco perchè mi piace scattare in analogico, perchè esiste, perchè c'è, e mi piace toccarlo e guardarlo, il negativo.
Non ho nulla contro il digitale che ormai si può dire tecnicamente superiore, tecnicamente e in termini di resa dell'immagine ma delle foto che scatto voglio che resti non solo una "traccia" ma la foto stessa nella sua interezza.
Nel fondo di un cassetto, dentro un armadio, magari dimenticate e polverose ma le mie foto ci sono e non basterà uno sbalzo di corrente o unqualche incidente tecnico a cancellarne la "memoria".

martedì 31 dicembre 2013

...sta per arrivare...

Dunque... il 2013 è ormai andato ed è stato un anno oserei dire, con un pizzico di ironia e una buona dose di sicurezza, ricco di avvenimenti.
Da tempo ho smesso di credere nella "buona fine" e nel "buon principio" eppure, che io lo voglia o no, pare che stavolta parecchie cose resteranno indietro.

Persone e padelle mi verrebbe da dire, né le une né le altre vorrei abbandonare ma la vita "accade" e chi "ben comincia è a metà dell'opera"!

Pure come nella moda mi è capitato, l'ho fatto capitare, di assistere ad un grande ritorno fatto di fogli e di dadi, quantomeno un tentativo di guadagnarsi uno spazio di spensieratezza. Ce n'è bisogno.

Allora... bisogna decidere di essere felici e poi perseguire quella meta con determinazione.

Avrò necessità di molto entusiasmo poichè dovrò rifare porte e finestre. Letteralmente.

Nel mentre Buon 2014 a tutti!

sabato 7 dicembre 2013

Uno strano sogno...


 Dunque stanotte ho molto sognato. Sogni strani e violenti in alcuni casi che mi hanno lasciato col batticuore e con finali aperti.
Pure uno è terminato! Non succede quasi mai...

Mi trovavo a Pienza e vagavo per le strade in direzione di casa, senza ovviamente orientarmi per bene visto che non era assolutamente la Pienza che ricordavo.
Da dentro una bottega sento chiamare il mio nome ed esce una coppia vestita con pellicce che mi chiama. Hanno i modi affettati e la donna mi saluta con una vaga erre moscia mentre lui è in silenzio. Sono un poco in imbarazzo perchè non li ricordo bene ma li saluto educatamente. Non sembrano interessati a far conversazione e se ne vanno appena dopo i saluti, chi saranno stati mai?
Continuo a girovagare e mi imbatto in una specie di grande vasca, una grossa gabbia per animali in mezzo ad una piazza, ripiena di tartarughine acquatiche, piccole e grandi. Come se ne vedono tante nei laghetti delle ville romane.
Mentre medito su questa stranezza mi accorgo che non ho le chiavi di casa, ne ho solo una e non mi sembra quella giusta.
Incontro però mio fratello, così sono sicuro che potrò entrare e inoltre l'unica chiave che possiedo si rivela adeguata per aprire la porta d'ingresso.
Ma tutto l'ambiente non mi è ovviamente familiare e mi domando perchè. Perchè mi sento fuori posto? Perchè nulla mi convince?
Pure c'è una spiegazione...
E' tutto finto, la città è finta, le persone sono finte, ogni cosa è stata ricostruita.
Me lo racconta un bambino (mi pare fosse bambino) che ho incontrato su una stretta passerella sospesa in alto non so bene dove.
Dietro di me si affollano delle persone che ad un certo punto cascano e sopra di me c'è una cupola trasparente.
La posso toccare se allungo la mano e decido di romperla.
E' la fine, lo so.

...ed ecco che mi sveglio...

Ora sono sveglio ed intento ad una lunga colazione. Lentamente scompaiono dalla mia testa i resti di questa visione bizzarra, scompaiono le strane architetture, le strade e le persone.
Resta il desiderio di viaggiare...