lunedì 22 giugno 2015

Il Gonfismo e il nuovo Tramezzo

Io sono convinto che il tempo che sto vivendo sia la fine di un'era. Un poco come il collasso dell'impero romano, quando ancora nessuno se ne preoccupava e si dilapidavano le ultime risorse in baccanali spettacolari. 
L'europa sta per implodere in un fantasmagorico finale a base di insulti, ripicche e accuse reciproche e poi a seguire guerre civili, pogrom condominiali di vario tipo e per finire un'apocalisse nucleare con epicentro a Bassano del Grappa.
Ma da dove viene questa mia sciagurata previsione, quali dati porto per suffragare una tesi tanto apocalittica quanto inevitabile?
La taglia dei tramezzini. E' tutto molto chiaro ed evidente. In gioventù il tramezzino era sinonimo di spuntino, micropasto, piccolo riempitivo dello stomaco in attesa del pranzo o della cena. Ora invece, in ogni bar della lasciva capitale, allignano in bella mostra su banconi di metallo lucente degli enormi contenitori dei più svariati alimenti. Uovo, con pancetta o salame, spinaci con formaggio, tutto con tutto ma soprattutto in quantità molto abbondanti racchiusi tra due triangoli di pane bianco e chimico. Ne mangi uno e sei a posto per tutto il giorno. Un surrogato del pranzo per colletti bianchi impegnatissimi e voraci? Oppure un laido tentativo del "sistema" di ottenebrarci la mente con quantità spropositate di alimenti fasulli ed ipercolesterolemici? Felici di esserci ingozzati e riempiti il ventre con appena 3€ ce ne andiamo satolli. Il nostro "potere d'acquisto" è salvo e la panza è piena.

Che poi in effetti ma checcenefrega? 

GONFI! L'importante è essere gonfi!


venerdì 19 giugno 2015

...un nuovo percorso...

Ho lavorato per molti anni nello stesso luogo e considero l'immobilismo, quantomeno quello geografico, una ricerca inesauribile, un'araba fenice da inseguire fino allo stremo delle forze. Eppure per caso o per amore sono ben sei gli spazi dove ho prestato servizio; sei singolarità incastrate tra le mura della rigonfia capitale, ed ogni volta sei diversi percorsi per raggiungerle.



Sottoterra, al chiaro del sole, muovendo pedali o solo consumando le suole ogni volta cambia il tragitto e con lui le coordinate del vivere. Dal centro dove conta l'apparenza ed è necessario ricoprire con una spessa vernice tutte le crepe del quotidiano trascinarsi ai potenti palazzi mussoliniani che inevitabilmente producono fascino e approvazione. Ho visitato quella che un tempo era periferia ed ora è solo un grumo rappreso di ricordi ormai superato dall'avanzare di palazzi sempre meno credibili.



Ora seguo la strada ferrata, l'antico mito del progresso che guarda ad ovest, anche se i vertici della rosa dei venti ormai sono privi di significato. Dunque un'altra parte di città, un altro insieme meraviglioso di enormi palazzi che sembrano sempre vuoti, pochi esseri li attraversano e neppure il sottopasso dell'autostrada è più abitato. Stazioni fantasma che si logorano lentamente, quasi puoi vedere i minuscoli microgrammi di cemento che si staccano incessantemente. Schiere di costruzioni che rivendicano una progettualità possente, almeno quanto il fallimento dell'esecuzione. Chi li abita sa, è cosciente, considera le possibilità infinite del luogo? Così ogni mattina resto affascinato dai fili dell'alta tensione, mi meraviglio della commistione tra il vuoto dei prati incolti e l'altrettanto vuoto di questi giganti. 



Quando calerà il silenzio sarò felice...

giovedì 18 giugno 2015

...il miraggio...

Questo è il mio orizzonte. Ma come è possibile? Si vedono solo dei palazzi sullo sfondo di un prato incolto. Ma è lì che si incrociano le possibilità di molti, forse le mie ma sicuramente quelle di una moltitudine di esseri umani, ed è lì che vorrei andare. Per vedere o guardare, per provare a dare un senso a quello che si fa. In effetti avrei avrei dovuto iniziare dal viaggio ma non ho, per ora, delle fotografie di quella splendida architettura anarchica che popola l'asfalto percorso dall'autobus n°542. Allora invece di raccontare le emozioni comincio con i desideri. 

Palazzine alte e ricche di cemento che immagino costruite abusivamente venti o trent'anni fa. Balconi che sporgono come cassetti, i segni del tempo sulla facciata e la scelta obbligata di vivere in costante emergenza. La flautulenta capitale inizia a riscaldarsi in questo periodo e bisogna gioirne, più caldo, più turisti e forse meno abitanti. Tutti alla ricerca di piaceri perduti. Si potrà sostituirli con con un surrogato o con un analgesico a scelta, l'importante è che la chimica evanescente del ricordo faccia il suo corso per almeno ventiquattro ore. Immagino di avere del tempo, tralasciamo le ideologie e le loro conseguenze, l'unica risorsa che viene a mancare per aggirarmi tra i pilastri di "béton brut" lasciandoci scivolare la mano sopra. Un miraggio, così potrei apparire.
O forse così vorrei apparire? Un pensiero inquietante...

Link utili: http://www.atac.roma.it/files/doc.asp?r=3460   a chi?!

mercoledì 17 giugno 2015

Il Futuro Radioso

Sono cinque mesi di assenza e sento il bisogno di riappropriarmi di questo spazio. Nel frattempo la nuova attività avanza verso un futuro radioso e dovrei parlarne.
Nel mentre un piccolo contributo visivo carico di speranza.


I cassonetti di fronte all'ingresso. Ma cosa ci sarà di positivo in tre cassonetti, di cui due per giunta bruciati? Beh, sono vuoti! L'AMA è intervenuta e speriamo che continui a farlo con solerzia! Oggi si può sperare, domani chi lo sa...

giovedì 29 gennaio 2015

L'età dell'oro

In questa piovigginosa giornata, afflitto dal pensiero dei calcinacci che si accumulano nel balcone e preoccupato per la salute di Emme mi trastullo pulendo le vetrine e ascoltando musica malinconica. Avrei da fare anche anche altro ma di più non si può con questo tempo, niente fatture, niente estratti conto, niente consuntivi; insomma la pioggia come scusa perfetta per vegetare.

Il cervello però non vegeta e si ostina a ripercorrere le tappe del tempo, da un ottobre di parecchie stagioni fa a quest'anno proiettato in un futuro inconsapevole. E mi vengono in mente le parole di @Alabama:”...questa è stata la miglior Lucca di sempre...”, pronunciate con la sicurezza sventata propria delle grandi occasioni. Concordo ma nel contempo provo un brivido, il tutto assomiglia molto alla fine dell'impero romano, lazzi e feste, pantagrueliche libagioni per non ascoltare il ticchettio della sveglia.
Mi inquieta il pensiero del cambiamento mancato, eppure di strada se ne è fatta. E nemmeno si può dire che tutto sia rimasto identico: diventa però difficile immaginare la spensieratezza e l'incoscienza senza le quali alcune prove sono difficili da superare. Proprio le due qualità che sembrano essere ormai relegate all'”età dell'oro”.


Siccome però c'è pure un' età d'argento, una di bronzo e arriverà anche quella del ferro rugginoso sarà bene che mi faccia venire al più presto un'idea...

giovedì 22 gennaio 2015

Leggere!

Ho da poco riletto il ciclo del "mostro" di Enki Bilal e come al solito sono sommerso dall'emozione e dai ricordi. Come se non bastasse allora mi sono dedicato a "Fuori Gioco" sempre di Bilal su testi di Cauvin.
Dunque, nella libera associazione che questo genere di performace generano nella mia testa, mi viene da pensare che "Watchmen" è un bel film, riuscito e io lo posso ben dire.

Tra poco saremo rimasti in pochi a ricordare che c'era un fumetto prima. Il più grande, completo, complesso e stupefacente fumetto di supereroi di tutti i tempi e che quel film, nella sua pur innegabile precisione, non riesce nemmeno da lontano ad avvicinarlo.

E Bilal ormai un decennio fa aveva visto con lucidità dove stava volgendo la Storia, senza eccessi nè semplicazioni. E parlava con la stessa chirurgica visione dell'identità (perduta?) di un popolo e di quella dei singoli, parlava di legami, di amicizia e d'amore senza banalità e smancerie.

Le "storie" non bisogna mai dimenticarsi di leggerle, non basta vederle...


giovedì 15 gennaio 2015

...a volte capita ancora...

E andiamo, è partito il misterione! Telefonatori rompiscatole, famiglie scomparse, giovani solitari e debosciati ed in mezzo una coppia di improbabili investigatori. Lui un flaccido pervertito con scarsa voglia di lavorare e lei una bruttona quattrocchi timida fino alla midolla.
Lo scenario è un tranquillo (tranquillo è morto ricordate?) paesello della campagna giapponese. Ma già dall'inizio il sospetto che sia stato costruito dove non si sarebbe dovuto è assai forte.
Ovviamente abbiamo un montaggio spappolato, tanto caro ai cineasti orientali, per cui occhio alla disposizione delle vignette ed uno stile a dir poco da underground polacco!

Porka vakka era tempo che non mi piaceva così un manga.


Dunque, cari maniaci del complottismo, ecco qualcosa che fa per voi. Telecamere ovunque, ci spiano costantemente, ma perchè mai? Guardatevi le spalle, il pericolo è dietro l'angolo...