lunedì 3 agosto 2015

vorrei sedere stanco

scrivevo qualche giorno fa

"...ieri la canicola infernale di questi giorni si è sommata ad un'umidità record, mal di testa e stanchezza mi hanno accompagnato fin dalle prime ore del mattino.
I cittadini della ingovernabile capitale arrancavano spintonandosi e meravigliandosi, ancora una volta, dell'ovvio. Increduli di fronte ad una routine composta da scioperi, sporcizia e miopia.
Pure, nonostante tutto questo, la simpatica e pittoresca comitiva di personaggi che stazionano al baretto dietro l'angolo non si è scomposta. Con grazia e precisione si sono limitati a transumare dai tavolini rotondi e metallici che li ospitano sul marciapiede a quelli di formica (io li immagino così) che si trovano all'interno, per poter godere della delizia dell'aria condizionata.
Un gruppetto eterogeneo di camicie, canotte (proprio loro) e pantaloncini corti guarniti da discorsi su politica e donne, inframezzati da sporadiche battute. Ormai hanno preso il controllo del locale, tant'è che verso il primo pomeriggio, quando cammino stanco verso quel luogo per rinfrancarmi con un pò di gelida caffeina spesso li trovo muti e soli lì dentro.
"nte preoccupà, mò ariva [intendeva la barista], siedete"
Così mi siedo e attendo circondato da una simpatica atmosfera da provincia americana; un misto tra "un tranquillo week end di paure" e "non aprite quella porta" però declinato in salsa italiana..."
è molto rassicurante

mercoledì 29 luglio 2015

...un sorriso di sbieco...

Io probabilmente fallirò ma che meraviglia questo nuovo quartiere. Vuoto, con solo il suono assordante delle cicale e una temperatura insopportabile. 
Non c'è nessuno, oggi pare che anche gli skoppiati, i zzingari e i morloch che di solito si palesano in queste situazioni siano andati via. Le macchine no, quelle continuano a girare. Immagino che nemmeno ci sia un guidatore e che vadano da sole, memori di strade passate.
Palazzi e palazzine alte e sbiancate dal sole a picco, pezzi di marmo dei nuovi marciapiedi, cartacce che si muovono senza però nessun vento a spingerle.

Il mohicano viene a trovarmi e scambiamo due chiacchere, l'analisi è corretta ma la soluzione è rimandata al prossimo numero. Nel discount appaiono frigoriferi rotti e meraviglie culinarie, è dunque possibile alimentarsi e dimenticare. Quali saranno i turni di lavoro degli omini in tenuta verde? Mangeranno come noi o hanno il loro piccolo orto casalingo.

Dentro il baretto all'angolo si consumano delicate storie d'amore, baci rubati con i gomiti poggiati sul finto marmo. Il fresco dell'aria condizionata come collante sociale. Io ho un punto di vista privilegiato, una vetrina ampia sul passaggio. Ne voglio godere il più possibile. La desolazione piacevole di questa parte della fasulla capitale mi vede sorridere divertito.

Ho un negozio bellissimo e nessuno lo sa...

giovedì 16 luglio 2015

e ancora non capisco



Non so quando ho iniziato ad interessarmi all'opera di Francesca Woodman; da appassionato di fotografia vedevo spesso libri con antologie di sue foto, o saggi critici su di lei, eppure non riuscivo ad immaginare un'idea della fotografia più distante dalla mia.
Il come invece lo so, perché un giorno scoprii che si era suicidata giovanissima e ne fui turbato. Così come solitamente mi turbano le immagini di nudo, che nella mia mente semplice evocano innegabilmente il desiderio, che lei invece trattava con intenti evidentemente differenti.
Ma non nudi, più che altro un corpo nudo, il suo, costantemente esposto per mostrare o dimostrare qualcosa. Mi attraevano le atmosfere sciatte e decadenti che usava per le sue 'mises en scène', per giunta in interni italiani. 
Come potevo essere attratto da un corpus fotografico chiaramente a me alieno?
allora credo che si tratti dei richiamo all'arte classica
No, questa tesi non mi convince, non del tutto nè il fascino surrealista di alcuni suoi scatti. Men che meno le interpretazioni femministe. Ecco appunto, sono tutte frasi che ho letto, ma che pure avendo il crisma dell'autorevolezza restano per me, per la mia intimità, sospese senza un reale significato. 
Certamente se volessi essere tecnico e presente a me stesso potrei dire, con certezza, che il bianco e nero, la composizione e la presenza dello spazio per definire la forma sono da sempre un'attrattiva potente. Le sue fotografie hanno un che di architettonico, di monumentale che me le fa apprezzare. 
Forse è l'interrogativo inesauribile sulla sua vita, quello stesso che non potrò mai risolvere, a stimolare una ricerca infinita di significato. 
Così continuo ad osservare, rapito, quelle fotografie per me afone e affascinati.

martedì 7 luglio 2015

il gran caldo

Il caldo è arrivato, il gran caldo, e tutti escono fuori.  Lentamente, ma solo perchè è faticoso trascinarsi, le strade si popolano di esseri bizzarri e fantastici. Camminare nell'aria se mpre più calda, fino a scomparire, è un'esperienza che a volte mi attrae. Immagino il deserto di Sonora o un viale di qualche città messicana. Ricordo "Fa' la cosa giusta" di Spike Lee. Pian piano si diventa sempre più appiccicosi e iniziano a mancare le forze. Ci si disfa su una qualche sedia bahuahus con la seduta di plastica intrecciata incerti se terminare il gelato che si scioglie, ma è troppo tardi anche per semplici decisioni. Si resta immobili, convinti di scomparire e solo quando le forze sembrano abbandonarci si ricomincia a vagare.

Non credo sia possibile amare e odiare questa torrida città nello stesso tempo, eppure è quello che mi accade sovente. Giro l'angolo e gli anziani occupano i tavolini del bar dietro l'angolo, incuranti del caldo, inerti e a volte addormentati. Forme rotonde occupate da genti di ogni parte del mondo intente a generare improbabili relazioni. L'urlo del DNA non si spegne nella calura estiva. Migliaia di anni di storia, il mondo a portata di dito e ancora una panchina e il suono prepotente delle cicale...


martedì 30 giugno 2015

...sfuocati...


La ragazza biondina, carina ma non troppo, se ne sta appoggiata sul lato della porta, si sposta solo quando l'autobus si ferma e nemmeno troppo convintamente; più che altro è la porta che svivolando sui cardini sposta lei. Il movimento deve essere ridotto al minimo, bisogna conservare le forze anche se non se ne sa il perchè. Comunque un sentimento di trepida attesa ci accomuna tutti ne sono sicuro. 
Il tipo seduto dietro di lei dorme a bocca aperta con in mano un tablet. Lo avrei capito di più se avesse avuto un orsetto di peluches ma evidentemente ha proprio bisogno di rimanere connesso. La rete è tutto e noi siamo sempre in contatto, una perversa realizzazione dei desideri hippies degli anni 70'. Senza nemmeno bisogno di farmaci.
L'altro uomo occupa beatamente il centro del bus, il suo universo ora, poichè immagino non sia capace di concentrarsi su null'altro che non sia il "qui e adesso". Vomita parole senza senso dentro lo smartphone, qualcuno gli deve dei soldi.
Allora non resisto e scatto e la fotografia che viene così come è la scena a cui sto assistendo: sfuocata. I meravigliosi trasporti urbani della sfuggente capitale dovrebbero essere il vero motore del turismo...

giovedì 25 giugno 2015

...la "reunion"...

Cosa è più difficoltoso fare in una riunione condominiale?
...in ordine crescente di complicazione

 - parlare. Le riunioni condominiali sono come un talk show ma senza nessuno che abbassa l'audio dei microfoni, quindi la strategia di urlare funziona e bene. Se pensaste di poter esprimere un pensiero ragionevole ed in virtù della sua razionalità di ottenere la meritata attenzione, sappiate che vi dovrete confrontare con decibel impazziti di qualche folle privo di neurotrasmettitori.
[Nota: se vengono a mancare i neurotrasmettitori le sinapsi non fanno più contatto e il cervello diviene inutile]

 - ragionare. Non contano la scienza, la ragione e baggianate del genere; il secolo dei lumi è lontano. Siamo in piena epoca revisionista e creazionista! 
"...muriamo l'appartamento del portiere e dimentichiamocene..."
"ma perchè? non mi sembra una buona idea."
"AAAAAAH! Non nasconderti dietro un dito lo vuoi affitareee! MAI!"
"Doh?!"

 - ascoltare. L'esercizio supremo però, quello che necessita delle caratteristiche di un monaco zen super sayan di 4° livello, è di riuscire a capire se nelle urla del condominio più riottoso ed imbecille, quello a cui vorresti dare contro a prescindere, c'è del vero. Perchè sarebbe veramente una disfatta dover poi ammettere che anche lui, per una volta e probabilmente a caso, ha detto il vero.

In compenso però c'è del bello nell'esercizio di manipolare le menti...


martedì 23 giugno 2015

...l'intorno...

Il raggio della nostra vita, quella circonferenza che si estende intorno al nostro centro di gravità. Uno spostamento del capo per cogliere le (in)finite possibilità che ci vengono continuamente sottratte, ridate, negate, proposte nel clima afoso e tropicale di una città in perenne disfacimento.
Allora continui a girarti per misurare lo spazio, per decifrare i segnali e da ultimo per aggrapparti alle sporgenze rarefatte che ti sembra di intravedere. Il caldo, o il freddo poiché le differenze sono solo una visione, fa apparire miraggi di benessere.
Un cibo migliore, ma è già scattato il cronometro. Il ticchettio incessante per rammentarti che non è per tutti, non è per molti e fra breve non sarà più nemmeno per te.
Un cibo gustoso, come dovrebbe essere. Ma cosa dovrebbe essere? Comunque non c'è più nulla fuori le mura, una "città sostituita" che vive di immagini di repertorio.
E la meravigliosa commistione di tutti con tutti ma sempre per linee rette.

Sogno un'autosufficienza al 100° piano...